Boyhood e l’esaltazione della realtà.

Boyhood è il nuovo film di Richard Linklater candidato agli Oscar 2015 che vede come protagonista il giovane Ellar Coltrane. Prima di tutto,ci troviamo di fronte ad un esperimento cinematografico mai visto prima. Il regista ha riunito il cast per qualche giorno ogni anno,volendo girare un film capace di raccontare la crescita (o l’invecchiamento) dei protagonista senza dover usare effetti speciali. Le riprese sono durate dodici anni (partite nel 2002 e concluse nel 2013) e sono servite a raccontare proprio l’adolescenza del giovane Mason interpretato da Ellar Coltrane. Cosa significa essere un adolescente nato alla fine degli anni novanta? Cosa significa vivere nell’odierna America? Questo film lo racconta con realismo e sentimento,avvantaggiati da quell’invecchiamento naturale degli attori e quindi dei personaggi che ci immerge ancora di più nella loro storia,nella loro vita. E’ questo il lato sorprendente di Boyhood,sembra di veder scorrere dinnanzi agli occhi vita vera,pura,reale. Dal giovane Mason Junior a suo padre Mason Senior,da sua sorella Sam a sua madre Olivia,noi siamo totalmente immersi nelle loro vite terribilmente reali. Vivremo le loro separazioni,i loro dolori,i loro fallimenti,la loro crescita,i loro momenti tristi e quelli di gioia. Faremo parte di quella lunga epopea rappresentata da ben dodici anni di vita. Questo film mostra il più estremo desiderio del cinema (e forse dell’arte) : rappresentare la realtà,la vita,nel pieno del suo svolgimento. Per me sono tre gli attimi in cui potremo cogliere l’impeto della crescita con tutta la sua forza pulsante : il primo momento sarà durante una partita di bowling in famiglia tra Mason,il padre e la sorella Sam. Il bambino chiederà al padre di avere le “spondine” durante i suoi tiri,poiché senza non riesce a segnare neanche uno strike ed il padre gli risponderà che non può averle,perché “la vita non regala spondine”. Abbiamo un incipit,che segna quella che sarà la dura crescita del protagonista, ardente come quella di ogni adolescente. Il secondo attimo riguarda la partenza di Mason per il college,mentre il ragazzo beve una birra insieme al padre aspettando di assistere ad un concerto. Il ragazzo si concede la fatidica domanda che ognuno di noi dovrà affrontare nella vita : “Che senso ha tutto questo?”. Ed il padre gli risponderà : “Ed io che cazzo ne so? Non lo sa nessuno. Stiamo tutti improvvisando. C’è di buono che provi qualcosa. E devi aggrapparti a questo.” Il terzo attimo rappresenta una seconda vita,che non è quella di Mason. Non si tratta più di adolescenza ma di un declino,non di una vita che sarà o che è,ma di una vita che è stata. Nel momento della partenza di Mason sua madre inizierà a piangere rendendosi conto che la sua vita le è scivolata dalle mani : “Sposarsi. Fare figli. Divorziare. Laurearsi. Lavorare. Mandare i figli al college. Sai qual è il prossimo passo? Il mio funerale. Credevo ci fosse qualcos’altro.” Il rimpianto di una vita sfumata sul quale però il regista non rimane più del necessario,perché l’esistenza non si ferma,il film (come la vita) continua a scorrere e Mason parte per il college “solo la tappa successiva del suo percorso”. Ho scelto questi tre esempi per cercare di farvi comprendere perché questo film mi abbia conquistato. Penso sia il film migliore dell’anno perché qui non ci sono effetti speciali,non ci sono mirabolanti avventure,colori sgargianti o personaggi stravaganti;qui c’è solo vita che viene vissuta tra disgrazie e fortune. La vita vera che tu non puoi cogliere ma che ti travolge. Che Boyhood vinca o meno una statuetta poco importa,penso sia un film talmente romantico che non possa non conquistare il cuore di qualsiasi essere umano minimamente sensibile. Perché è questo ciò che racconta,la vita degli esseri umani. Senza spettacolarizzarla,senza renderla pomposa o depressiva. Boyhood è solo l’esaltazione della vita reale,quella che tutti vediamo scorrere ogni giorno dinnanzi ai nostri occhi.

Vi lascio uno dei brani che compongono la colonna sonora del film che,personalmente,ho adorato : https://www.youtube.com/watch?v=cDIRT_NEMxo

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La violenza nei media : Diabolik e il cinema (Arancia Meccanica; Videodrome).

Partiamo dal presupposto che questo è un articolo troppo serio per un’introduzione. In edicola da martedì 22 luglio con la Gazzetta dello Sport sarà possibile acquistare la nuova collana “Diabolik Nero su Nero”. Diabolik nacque da un’idea di Angela Giussani che volle creare un prodotto per gli abituali viaggiatori in treno. Dopo un’attenta indagine di mercato Angela capì che molti in viaggio leggevano romanzi gialli e decise di cimentarsi nel genere con delle storie a fumetti che fosse possibile leggere durante il tragitto. Il primo numero uscì il primo Novembre del 1962 con il titolo di “Il Re del Terrore”,prodotto dall’Astorina. Questa nuova proposta della Gazzetta vuole valorizzare opere che si legano alla cronaca nera. Ed io ne ho preso spunto per rileggere alcuni vecchi volumi che posseggo (a partire da una ristampa del primo numero). Dopo aver letto una decina di numeri ho iniziato a chiedermi chi fosse Diabolik. Certo,anche nella serie attuale le provenienze originali del Genio del Crimine non sono ben spiegate. Sappiamo che si tratta di un orfanello naufragato su di un’isola abitata da svariati criminali. Ma non parlavo di questo. Mi stavo interrogando sulla personalità dell’uomo dagli occhi di giaccio. Per i lettori (come me) dell’ultima ora Diabolik apparirà come un efferato criminale,un semplice malvivente dal cuore di pietra capace di sfruttare il proprio genio per mettere a segno mirabolanti colpi. Diabolik è geniale,violento,glaciale,brutale e disposto a tutto per raggiungere il suo apparente obbiettivo : i soldi. Eppure,dopo un primo studio del personaggio,io ho maturato un’altra idea. Nove anni più tardi,nel 1971,uscirà al cinema un indiscusso capolavoro. Grazie al genio del regista Stanley Kubrick prende vita sul grande schermo un’interessante distopia di  Anthony Burgess : lo psicopatico e ultraviolento Arancia Meccanica.

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Cosa diavolo c’entra con Diabolik? Arancia Meccanica racconta le gesta del famigerato Alex DeLarge,giovane benestante annoiato dalla monotonia della propria vita. La copertina del film recita “Le avventure di un giovane i cui principali interessi sono lo stupro, l’ultraviolenza e Beethoven”. Infatti Alex se ne va in giro per la propria città a pestare barboni e molestare signore,tra risse e stupefacenti,con i suoi scagnozzi rinominati “drughi”. Arancia Meccanica rappresenta la decadenza della gioventù quanto dell’intera società odierna,la caduta alla quale la razza umana è destinata. Perché Alex picchia vecchietti e molesta signore? Per il gusto di farlo. E’ molto semplice. Lui prova piacere,gode,nel fare del male agli altri. Lo fa sentire vivo. Diverso. E’ l’unica cosa ad attrarlo oltre alla musica classica. La violenza lo ravviva,lo attira,come una luce farebbe con una falena. E’ qualcosa di nuovo,che abbatte gli schemi,supera i limiti. Qualcosa che impegna il fisico e la mente. Un atto sbagliato e malato che per il giovane Alex è quanto di più vicino ci sia all’amore,poiché esegue entrambe le cose con eccessiva passione. Ora lasciatemi fare un’altra citazione cinematografica,poi collegherò il tutto : Nel 1983 esce in tutti i cinema Videodrome del cineasta David Cronemberg. Il film narra di Max Renner,proprietario di un piccolo canale televisivo che manda in onda solo programmi incentrati sul sesso e sulla violenza. Perché? Perché secondo Max questi due concetti attraggono passionalmente gli uomini,riportandoli al loro stato primordiale. La violenza ed il sesso spingono l’uomo verso il suo lato selvaggio,animale. Sfruttano l’istinto per attrarre l’uomo,proprio come Alex era attratto dalla sua tanto amata ultraviolenza. Quindi Max trasmette programmi di sesso e violenza per attirare maggiore pubblico. E non era forse ciò che voleva fare lo staff di Kubrick portando quella frase sulla locandina del film? Quando gli uomini avrebbero letto “stupro” e “ultraviolenza” non sarebbero tutti corsi al cinema? Infatti Arancia Meccanica fece incredibile scalpore,ogni giornale ed ogni telegiornale spese più di un servizio per il film. Spesso non comprendendo che l’opera di Kubrick era una critica sociale e non un invito. Era la visionaria prospettiva di un terribile futuro che avanzava. Eppure queste opere influenzarono terribilmente la cultura ed i costumi che li succedettero. Successivamente all’uscita del film molti giovani provarono ad imitare le gesta della banda di Alex. Numerosi articoli di cronaca nera riportavano collegamenti ad Arancia Meccanica,in qualunque parte del mondo.

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Torniamo al nostro Genio del Crimine,il temibile Diabolik. Quella dello staff di Arancia Meccanica non fu anche la stessa scelta delle sorelle Giussani? Un terribile antieroe con un costume scuro,che uccide in modo cruento,spesso evitando armi da fuoco. Preferisce accoltellare le sue vittime,per osservare il sangue che sgorga. Un ladro e un assassino. Sui primi numeri di Diabolik potremo leggere la scritta “Il fumetto del brivido”. Sulla copertina di “Il Re del Terrore”, appaiono gli occhi di ghiaccio e la maschera nera del nostro tetro killer,dietro alla raffigurazione di una donna che urla,terrorizzata. Diabolik,già il solo nome vuole spaventare. Vuole rappresentare qualcosa di fondamentalmente sbagliato. Spaventoso. Tetro. Ed è proprio questo che manca al mondo dei fumetti. Abbiamo Tex,abbiamo Superman,abbiamo Captain America. Ma non abbiamo la loro controparte. Non abbiamo un nemico. Non era mai esistito prima un fumetto in cui il protagonista fosse allo stesso tempo il cattivo. Le sorelle Giussani lo sanno. Proprio come Max Renner venti anni dopo,sanno che la violenza attirerà i lettori.E qui si conclude il mio studio del personaggio. Per me,il primo Diabolik (quello delle Giussani,appunto) è semplicemente l’antenato di Alex DeLarge. Un antenato più cupo. Più malvagio,se vogliamo. Ma la sua vita è dedicata agli assurdi colpi che escogita. Secondo il mio punto di vista lo scopo di Diabolik non sono i soldi. Lui vuole solo essere il “Genio del Male”. Vuole solo apparire come la progenie del demonio. Diabolik vuole fare del male. Vuole mettere in atto i suoi colpi impensabili,dimostrando di essere un imprendibile genio.  Vuole creare scompiglio nelle vite degli altri,sfruttare delle povere donne,vuole uccidere e rubare per il gusto di farlo. Vuole essere il migliore. Superiore alla sua nemesi in tutto e per tutto. Spesso Diabolik è scappato sotto il naso dell’ispettore Ginko,e proprio in quelle occasioni i suoi occhi di ghiaccio sono apparsi più vivi che mai.  Proprio per questo gusto adrenalinico il personaggio creato dalle Giussani appunto non è così lontano come pensiamo. Non è lontano da noi solo perché nella nostra mente occupiamo 22 ore su 24 a dipingerci come i buoni della situazione. Non è lontano dalla nostra società,piena di sociopatici il cui unico scopo è ottenere un po’ di attenzione. Non è lontano da nessun tempo,perché sempre l’uomo sarà attratto dal suo istinto primordiale. Sempre l’uomo amerà la violenza e sempre la violenza si imporrà sulla cultura e sui costumi di ogni generazione. Poiché l’uomo è solo un animale avvolto in bei vestiti,Diabolik è la semplice rappresentazione dell’animale più pericoloso della giungla,di un’imprendibile,geniale,furiosa pantera dagli occhi di ghiaccio.

Salvatore Vivenzio

 

[ N.B. Questo articolo riguarda il primo Diabolik,ideato e scritto dalle sorelle Giussani. I vari personaggi si sono evoluti acquistando profondità e svariate sfaccettature con il passare del tempo. Questo studio si concentra sul Diabolik dei primi numeri e sulla sua figura tetra,cruda,fredda. Successivamente il personaggio acquisterà uno spessore diverso e il suo stimolo di vita potrà essere trovato nella voglia di escogitare delitti sempre più complessi,rubando ciò che per tutti gli altri non sarebbe possibile rubare.]

Gone Girl : Analisi della società umana.

Gone Girl è un film del 2014 diretto da David Fincher,adattamento cinematografico del romanzo L’amore bugiardo, scritto nel 2012 da Gillian Flynn. E’ nelle sale italiane dal 18 Dicembre. Un maestro come Fincher accompagnerà la telecamera attraverso un decadente dipinto della realtà odierna.

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Quello che Gone Girl vuole dimostrare è che la nostra è una società malata. Creiamo mostri sociopatici,schizofrenici,psicotici. Spesso i nostri rapporti sono costruiti sull’incomunicabilità e non sappiamo assolutamente nulla delle persone che abbiamo affianco. Fincher basa il suo film sull’ Homo Homini Lupus Est”,l’uomo è lupo per gli altri uomini. Nessuno può fidarsi del proprio prossimo. Lo vediamo anche quando i due ragazzi derubano la stessa Amy,le parole che vengono dette dalla ragazza sono proprio queste: “Non dovresti mai fidarti di nessuno,ci sono persone molto peggiori di noi due”. Non c’è speranza,non c’è fiducia,non esistono bontà e gratitudine,alcuna anima pia. L’uomo è un mostro dal quale bisogna guardarsi le spalle. E’ la creatura più orribile e meschina sulla terra. E l’uomo,in branco,è anche peggio. Come viene mostrato in alcune puntate della serie tv Black Mirror (soprattutto in quella intitolata White Bear),la massa,il popolo,i media sono ferocemente attratti dalle tragedie.

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L’uomo è attirato dal sangue,dall’orrore,da tutto ciò che è putrido. E giornalisti e televisione si trasformano improvvisamente in sciacalli infernali,pronti a plasmare dichiarazioni,a creare ipotesi fuorvianti e fatiscenti,a condannare chiunque pur di ottenere un colpevole. La gente vuole sangue,vuole notizie di cui parlare,il tutto comodamente filtrato attraverso lo schermo. L’inizio e la fine del film coincidono,si incastrano,si completano. L’arrendevolezza,l’essere costretti ad accettare la nostra condizione di uomini,la condizione della società umana. Siamo questo,ed a volte ne abbiamo (giustamente) paura. Davvero non possiamo fare nulla per modificare le cose? Dovremmo continuare a convivere con le mostruosità,con il terrore che ogni giorno ci viene propinato? Vogliamo vivere sentendo il rancido fetore del respiro si questa massa purulenta che graffia e morde? L’uomo è davvero privato della possibilità di scegliere? Di evolversi? Possiamo elevarci sopra questi infimi modi d’essere? Possiamo scardinare la nostra condizione di esseri umani? O resteremo sempre orchi e orrori,rilegati in una condizione ripugnante? L’uomo si nutre,si ciba assorbendo malvagità e orrore. La società descritta in Gone Girl è molto meno differente dalla nostra di quanto immaginiate,basti vedere tutti i casi urlati ogni giorno ai vari telegiornali. Manipoliamo persone,notizie e avvenimenti. La vita prende le forme di una partita a scacchi,di un gioco di ruolo,da gestire tra novità,false testimonianze,assurdità. Ogni giorno eventi irrazionali quanto repellenti incidono la carne di troppi uomini. La nostra società non è giusta,non è buona,non è splendente. E’ un mucchio di merda rivestita d’oro. E’ marcia e noi ci sguazziamo dentro. Ci siamo evoluti in qualcosa di sbagliato. Qualcosa è andato storto e siamo diventati ciò che mai avremmo dovuto essere. Demoni nel nostro inferno privato.

Salvatore Vivenzio

Recensione : Crash – Contatto Fisico.

Crash è un film del 2004 diretto, sceneggiato e prodotto da Paul Haggis,che nell’anno di uscita ha fatto incetta di premi vincendo,tra l’altro,ben 3 Oscar (miglior film, migliore sceneggiatura originale e miglior montaggio.)

Ci troviamo in un’America cupa,cruda,sudicia. Più simile ad un incubo,violento e frenetico,di quanto non lo sia ad un sogno. Dinnanzi a noi danzeranno svariati personaggi,apparentemente senza collegamento,ma tutto alla fine troverà il proprio filo di Arianna. Crash è un’epopea che analizza uno dei problemi maggiori della storia umana : il razzismo. Personaggi completamente diversi si muovono sullo sfondo,scontrandosi e sfiorandosi. I loro occhi sfiduciati si muovono rapidi,in cerca di una fiducia che non trovano mai. Questo film gioca su una trama complessa,intrecciata,che inizia presentandoci molti personaggi e apparendo quasi sconclusionata per i primi minuti. Tutto si ricollegherà,la trama troverà il proprio intreccio,mentre il film si divertirà a mettere in dubbio tutte le nostre certezze. Crash non ci dice mai la verità,ci mente,finge,ci illude. Ci spiega che a prescindere dai pregiudizi,da ciò che è stato,ognuno di noi può vacillare o essere forte. Durante la durata viene snocciolata la società Americana in tutte le sue più disparate sfaccettature,tra le  microetnie dei vari quartieri. I drammatici dubbi che vengono instaurati scarnificano il cuore dello spettatore e riempiono gli occhi di lacrime. Crash non è mai leggero,sempre iperrealistico,mai sotto tono. In sostanza Paul Haggis vuole spiegarci che a prescindere dal colore della nostra pelle,dalla nostra religione,dalla nostra cultura,dal nostro passato,siamo tutti esseri umani. Debole carne che si muove su di una via eccessivamente tortuosa. Siamo solo viaggiatori,tutti sulla stessa immensa nave in bilico,che minaccia la caduta in ogni momento. La statuetta di San Cristoforo (protettore dei viaggiatori) che compare ripetutamente nel film sta proprio ad indicarci questo. Ognuno di noi,durante il tortuoso itinere che lo attende,può commettere errori. Tutti possiamo sbagliare e poche volte faremo la scelta giusta. Crash ci insegna a non giudicare gli errori,a non giudicare in base al colore della pelle,alla cultura,alla religione,al nostro passato. E’ un film che,come lascia intendere il titolo,parla di scontri. Di corpi e vite,che sbattono l’uno contro l’altro,creando un’infelice ragnatela di eventi che ci porterà a riflettere sui nostri sbagli e sui nostri pregiudizi. Difficilmente un film riesce a vivisezionare in modo così acuto e forte la società. Il lavoro raddoppia quando si parla di un organismo così complesso come la società Americana. Eppure quest’opera stupisce ed emoziona,ci rende fragili di fronte agli avvenimenti,ci mostra tutti i lati di una medaglia dalle troppe facce. E’ davvero il posto da cui veniamo a fare di noi ciò che siamo? Il colore della nostra pelle o la nostra religione possono parlare per noi? Dove abitiamo,le nostre flessioni linguistiche,la nostra cultura,mostrano chi siamo? O forse è ciò che facciamo,le nostre scelte a qualificarci. Forse possiamo essere ciò che vogliamo,africani o americani,delinquenti o eroi,a prescindere da tutto. Magari possiamo essere noi a decidere il nostro ruolo in questo gioco,in questo mondo e in questa vita.

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