Come si diventa uno sceneggiatore, 2 | Davide La Rosa

Il secondo ospite della rubrica è Davide La Rosa, un autore versatile che ha raccolto varie esperienze durante il suo percorso, dalla partecipazione come vignettista a Voyager fino alla sua serie Le Suore Ninja edita da StarComics. Un piacere raccontare il suo particolare punto di vista.

Ciao Davide, nella tua carriera hai rivestito più ruoli. Qual è la veste nella quale ti senti più a tuo agio?

Ciao a tutti. Preferisco esprimermi utilizzando il fumetto (è il linguaggio che conosco meglio). Non saprei se sono più vignettista o sceneggiatore. Io quando ho iniziato a fare fumetti volevo sceneggiare. Poi, per necessità, ho dovuto virare sulle vignette e le strisce disegnate male. Posso dirti che la cosa che amo di più fare, nel campo fumettistico, è quello di sceneggiare. Adoro scrivere storie.

Chi o che cosa è, secondo il tuo personale modo di vedere e la tua interpretazione, uno sceneggiatore?

Caspita, bella domanda. Uno sceneggiatore non si limita a scrivere una storia: la costruisce vignetta per vignetta, pagina per pagina, dialogo per dialogo. E’ un lavoro complicato (ok, il neurochirurgo fa un lavoro più complicato). Bisogna pensare a ogni vignetta come un unico ingranaggio che deve avere il suo peso all’interno della storia… in modo che giri e faccia girare gli altri ingranaggi senza incepparsi… in pratica uno sceneggiatore è una specie di orologiaio.

Bella interpretazione Emoticon smile In parte hai già risposto, ma forse puoi aggiungere qualcosa : Qual è il compito principale di uno sceneggiatore?

Fare in modo che la storia funzioni… facendosi capire bene dal disegnatore.

La motivazione principale per la quale fai lo sceneggiatore?

Perché non so disegnare e perché mi piace da morire.

Come nasce la passione per la sceneggiatura? In quale momento hai capito che questa era la tua strada?

Fin da piccolissimo disegnavo, sui quaderni a quadretti, storie a fumetti (tra l’altro li ho ritrovati da poco e mi sono reso conto che, come disegno, non sono migliorato per niente). La passione per la sceneggiatura è nata quando ho capito la potenza, e il potenziale, del “Linguaggio fumetto”. L’ho capito quando lessi il mio primo Dylan Dog… avevo 11 anni. Da lì ogni volta che pensavo a una storia me la immaginavo divisa in vignette. Poi un giorno del 2001 mi sono deciso a iscrivermi a un corso di fumetto con la speranza di far diventare un lavoro quella mia passione.

Come si racconta una storia?

Tutte domande da un milione di dollari (e io ho 6 Euro sul conto corrente). Ti risponderò in un modo che pare che io mi dia un tono. In qualunque modo tu decida di raccontare una storia è sufficiente che tu lo faccia amando la storia che stai raccontando.

Lo domande facili sarebbero state troppo…facili. Quanto di sè bisogna mettere in una storia?

Dipende da cosa stai raccontando. In alcuni casi è meglio non metterci niente.

Che rapporto hai con i tuoi personaggi?

Ci sentiamo ogni tanto al telefono.

Amichevole quindi?

Dipende, delle volte ci mandiamo al diavolo.

Come fidanzati insomma, o più come fratello e sorella?

Sono figlio unico quindi non so come fanno fratelli e sorelle. Diciamo che litighiamo come varie parti di un’unica psiche all’interno di uno pazzo.

Una bella immagine. Dove trovi le tue idee? Come cerchi l’ispirazione? Come fai a capire se un’idea è giusta o sbagliata, buona o da buttare?

In un libro di David Lynch lessi una bella definizione. Questa. Le idee sono come pesci in un lago… quelli che stanno in superficie sono facili da prendere ma sono piccoli. Bisogna avere la pazienza di ignorare quei pesci e pescare in acque profonde dove ci sono i pesci più grossi… le idee migliori. Le idee mi vengono, come tutti: quando non ci penso… tipo appena sveglio o in fila alle poste. Se un’idea mi appassiona so che è giusto scriverla. Non potrò mai sapere prima se una cosa sarà vincente o meno. Lo decide il pubblico.

Cosa significa per te “creare qualcosa di innovativo”?

Vuol dire riuscire a vedere con un’altra ottica cose già assodate da tempo… e trovare cose nuove da far diventare assodate.

Com’è passare dall’essere un fumettista indipendente a lavorare per importanti case editrici (Star Comics e SaldaPress, per citarne un paio)? Qual è il percorso da fare?

L’autoproduzione è un passo che dovrebbero fare tutti gli autori. Si riesce a sperimentare e a spaziare in tutti i settori che si vogliono. Ci si fa le ossa e, piano piano, si inizia a entrare nel mercato. Io ci ho messo 10 anni prima di pubblicare con veri editori. Lavorare per editori ti dà la possibilità di far vedere il tuo prodotto a molte più persone (loro hanno una distribuzione e una cura editoriale che un fumetto autoprodotto non può avere). Ma non solo. Ho potuto anche lavorare con professionisti (e amici) che ho sempre stimato e con cui sognavo da anni di lavorare (tipo Federico Rossi Edrighi con il quale ho realizzato “La notte del presepe vivente”). Poi c’è anche da dire che con te, in una casa editrice, lavorano  un sacco persone (editore, letterista, grafico, ecc). Stanno lavorando con te e per te. E’ un carico di responsabilità maggiore.

Quanto è difficile in Italia rompere gli schemi? Proporre qualcosa di nuovo?

Non lo so. Ci sono mote cose nuove e che rompono gli scemi in giro. Grazie a internet e a Facebook c’è un sacco di gente che sperimenta cose nuove… delle volte vengono notati e qualcuno li pubblica. Io stesso ho fatto una serie da edicola anticlericale. Non sono stato nè il primo nè l’unico. Ma siamo veramente in pochi… ma la Star Comics mi ha dato fiducia e me l’ha fatto fare senza censure. Questa cosa qualche anno fa era del tutto impensabile. Qualcosa, piano piano, si sta aprendo.

Com’è stato lavorare, da fumettista, in Rai?

Stancante (registravano per 10/14 ore ogni giorno per 10 giorni). Non sono fatto per lavorare in TV.

Come ti hanno trattato? Che peso veniva dato al tuo lavoro?

Mi hanno trattato benissimo. Il mio peso era praticamente nullo. Facevo una vignetta a fine puntata… ero il Vauro dei poverissimi.

E’ stato difficile proporre Suore Ninja ad un editore italiano?

No. Mi hanno contattato loro. Lessero “Zombie Gay in Vaticano” e mi chiesero di fare una serie partendo da lì. All’interno di quella autoproduzione c’erano quelle tre suore. Una task force che difende il Vaticano dai mostri. Creare un’idea per una serie partendo da quello è stato semplice. Non mi hanno mai censurato nulla.

Cosa è per te la satira? Com’è avere a che fare con gli integralisti cattolici, bigotti e retrogradi, che sicuramente ti perseguiteranno per le tue Suore?

La satira per me è fare ironia su taluni argomenti cercando di far vedere una cosa sotto un’altra angolazione. Un punto di vista che faccia capire più semplicemente cose complesse. Ricevo insulti spesso per le cose che scrivo. E ricevo anche mail di giornalisti della carta stampata che dicono di aver recensito “Suore ninja” ma di non poterlo pubblicare perché il loro direttore, super cattolico, non vuole che escano pezzi su fumetti “Blasfemi”.

Simpatici. Puoi parlarci del tuo nuovo progetto per SaldaPress?

Per Saldapress ho in cantiere una serie di libri scritti e disegnati (anzi: “Disegnati”) da me. Sono scrittori di fine settecento e ottocento che fanno cose che non c’entrano niente con il loro trascorso. Tipo “Ugo Foscolo indagatore dell’incubo” o “Parini naufrago dello spazio”… e altri. Saranno tutti libri collegati l’uno con l’altro. Trame intrecciate. Ugo Foscolo avrà una copertina disegnata a quattro mani da me insieme a Carmine di Giandomenico e colorata da Sara Spano.

Se potessi dare tre consigli ad un aspirante sceneggiatore, quali sarebbero?

Non so se io sia in grado di dare consigli ma direi:

1) Studiare tanto (leggendo tonnellate libri e fumetti e guardando un mucchio di film).

2) Scrivere come non ci fosse un domani (anche perché prima o poi un domani non ci sarà veramente).

3) Quando verrà la frustrazione, perché verrà, utilizzarla in maniera costruttiva. Quella “Rabbia” che brucia dentro va coadiuvata per scrivere cose nuove.

Un grande ringraziamento a Davide per la disponibilità. A presto per il prossimo appuntamento, sperando che questa rubrica possa interessare ed aiutare sia gli amanti del mondo del fumetto sia gli aspiranti sceneggiatori. Au revoir.

Focus sul nostro secondo ospite :

Davide La Rosa nasce a Como nel 1980. Nel 2001 segue un corso di fumetto presso la scuola “La nuova Eloisa” di Bologna e dal 2004 è cofondatore della rivista “Fumetti Disegnati Male”. L’anno successivo inizia a pubblicare storie a fumetti sul suo blog http://www.lario3.it, mentre dal 2006 al 2009 pubblica due libri con Casini Editore. Nel 2010 ha realizzato alcune strisce per la rivista del CICAP e, nello stesso anno, partecipa come vignettista alla trasmissione “Voyager” di Rai2. Dal 2011 a oggi ha pubblicato quattro libri per edizione NPE. Insieme a Vanessa Cardinali ha dato alla luce, nel 2011, la fortunata miniserie targata Star Comics dal titolo “Suore Ninja”, pubblicazione che tornerà con uno speciale nel 2015, quando inizierà la sua collaborazione anche con la SaldaPress.Vive a Laglio come il protagonista di questo libro. Ha 3 gatti e morirà il primo mercoledì utile.

Salvatore Vivenzio

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